I capelli sono le estremità pilifere che crescono sulla cute del cranio umano.
Il capello ha una velocità di crescita di circa 0,3 mm al giorno (1 cm al mese): questo valore può però mutare notevolmente da una persona all'altra. Il capello è soggetto ad un ciclo di crescita della durata di 2-6 anni (ma sono documentati cicli di oltre 10 anni). Alla fine di ciascun ciclo il capello cade e viene sostituito. Il ciclo del capello è costitutito dalla successione delle fasi anagen, catagen, telogen. Anche la lunghezza dei capelli è molto variabile e raramente raggiunge il metro (ma ci sono persone con capelli ancora più lunghi). I capelli (come le unghie) sono le uniche parti del corpo che crescono per sempre.
Il numero dei capelli è in relazione al loro colore: i biondi sono mediamente 150.000, i castani 110.000, i neri 100.000 e i rossi 90.000.
Con biondi si intendono i capelli il cui colore tende al giallo (con varie possibili sfumature e gradazioni: dal giallo paglierino al giallo oro carico). Tipici delle popolazioni nordiche, generalmente i capelli biondi sono più sottili degli altri capelli. Le persone di sesso maschile che hanno i capelli biondi sono più facilmente soggette a calvizie rispetto agli altri.
La pelle e i capelli rivestono un ruolo importante quali organi di comunicazione: l'aspetto esteriore di un individuo, sia sano che malato, non solo rispecchia i suoi sentimenti, ma evoca allo stesso modo sentimenti e giudizi nelle persone che lo circondano.
I capelli hanno rappresentato, sin dai periodi più remoti della storia, uno dei punti deboli del corpo umano, fonte di grande sofferenza: l'immagine di sé risulta fortemente alterata, in un numero elevato di individui, quando la capigliatura si dirada e perde volume e lucentezza.
La perdita dei capelli, o la convinzione di perdere i capelli, rappresentano la motivazione razionale di forme di ansia e depressione più o meno gravi o di disturbi della personalità in un numero preoccupante di soggetti. Sebbene l'opinione prevalente tra la gente sia che la calvizie sia molto meno “grave” per l'uomo che non per donna, anche gli uomini riconoscono con sempre maggiore frequenza che il mantenimento di una folta capigliatura rivesta una certa importanza. La paura di restare calvi colpisce entrambi i sessi e induce i pazienti a consultare non solo il dermatologo (e spesso più d'uno) ma, purtroppo, anche numerosissimi "esperti" che tali non sono, abili soltano a far leva sulla labilità psicologica dei pazienti. Lo scopo dell'opera di questi individui, sempre più numerosi, è evidentemente meramente speculativo e non di rado oltre i limiti della legalità.
Un problema psicologico particolare che colpisce sia uomini che donne è rappresentato da una caduta di capelli immaginaria, della quale cioè non esiste alcun segno obiettivo e che spesso si manifesta come espressione di depressione mascherata o di dismorfofobia, cioè timore della deturpazione. L'attività clinica e l'esperienza quotidiana di ogni dermatologo sono testimonianza della particolarità di certe situazioni psicologiche che affliggono un significativo numero di pazienti che si presentano allo specialista. Questo dato consente di evidenziare, nel quotidiano rapporto medico-paziente, tre ordini di difficoltà:
1- assenza di rilievo clinico ed obiettivo della patologia tricologica riferita dal paziente;
2- presenza di patologie tricologiche specifiche (ad esempio alopecia androgenetica), accompagnate dal rifiuto del paziente di accettare tale diagnosi con conseguente frenetica ricerca di una diagnosi alternativa;
3- evidenza clinica di una patologia tricologica accompagnata da una scarsa disponibilità del paziente ad intraprendere la terapia.
Tali considerazioni, se molto spesso sorprendono psicologi e psichiatri, non stupiscono in realtà noi dermatologi: l'esperienza quotidiana li ha infatti abituati a a pazienti psicologicamente instabili. Le frasi “Se avessi i capelli sarei felice, con una vita di relazione normale”, “Se avessi i capelli potrei avere un lavoro di successo e prestigio" o "addirittura Preferirei avere un tumore piuttosto che perdere i capelli" sono purtroppo ben note al dermatologo che si occupa di tricologia.
Il disagio psicologico di un numero tanto elevato di pazienti tricologici motiva anche l’altrettanta facilità con cui queste persone cadono vittime dei presunti esperti, dei "tricologi" (i famigerati personaggi "diplomati" in tricologia ed organizzazioni non ben definibili avvezzi alla diffusione di notizie scientificamente ridicole, dannosi per l'operato e la conoscenza dermatologica, diffusori di prodotti di dubbia qualità, nulla efficacia, naturalmente a costi sbalorditivi) che "operano " in centri pseudo-specializzati, quando non semplicemente a domicilio. Risulta evidente come sia più attraente la razionalizzazione di una causa certa della caduta dei capelli (normalmente l'effetto soffocante del sebo che non permette ai bulbi di respirare e che farà cadere tutti i capelli nel giro di un mese al massimo, uno dei ritornelli mandati a memoria o prestampati sui "referti") con conseguente certezza di riuscita dell'intervento terapeutico (lo shampoo unico nel suo effetto o la lozione naturale che fa "respirare" i bulbi) rispetto a una diagnosi eziologica effettiva di alopecia androgenetica e i possibili rimedi terapeutici che la medicina ufficiale propone, pur con tutti i suoi limiti. Ed è appunto fra le pieghe di questi limiti che si infilano più o meno abilmente coorti di individui "depositari" di soluzioni miracolose.
L’utilizzo del lettino solare aumenterebbe notevolmente il rischio di tumori alla pelle, anche mortali. È l’allarme lanciato da uno studio condotto dall’istituto inglese Cancer Research; secondo l'analisi, chi inizia a utilizzare il lettino solare al di sotto dei 35 anni incrementa di ben il 75% il rischio di melanoma maligno.
Lo studio ha coinvolto 4.000 individui e ha rilevato tra l’altro che l’82% degli "aficionados" dell'abbronzatura artificiale rientra nella categoria più a rischio. Una moda in ascesa, se si considera che una donna su tre e un uomo su quattro utilizza il lettino solare.
Un malinteso senso comune, spiegano i ricercatori, vede nei lettini un metodo sicuro per abbronzarsi, addirittura migliore dei raggi solari. Ma non è così: l’intensità dei raggi UV emessi da alcuni lettini può arrivare a essere fino a 15 volte superiore di quella del sole di mezzogiorno, laddove la ripetuta esposizione ai raggi UV danneggia il DNA nelle cellule della pelle aumentando il rischio di cancro e rendendo la pelle stessa soggetta a invecchiamento precoce.
Uno studio precedentemente realizzato in Svezia e Norvegia, infatti, aveva dimostrato il legame tra lampade abbronzanti e insorgenza dei tumori. La raccomandazione di evitare i solarium arriva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha diffuso gli ultimi allarmanti dati sull’incidenza del cancro della pelle in tutto il mondo e proprio mentre la moda della tintarella artificiale prende sempre più piede appunto tra gli adolescenti, soprattutto tra le ragazze. I casi di melanoma maligno, la forma oncologica più pericolosa per l’epidermide, sono in crescita. Ogni anno 132.000 persone vengono colpite da questa patologia e 66.000 non sopravvivono, mentre 2 milioni sono quelle a cui viene diagnosticato un cancro alla pelle. L’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti naturali, ovvero provenienti dal sole, o artificiali, cioè prodotti dalle lampade abbronzanti, inoltre, può causare danni agli occhi e un precoce invecchiamento della pelle. I lettini solari, però, sembrano essere addirittura più dannosi del sole. Negli ultimi tempi vengono costruiti con dispositivi più potenti per emettere maggiori livelli di ultravioletti, accelerare l’abbronzatura e migliorare le prestazioni. Il risultato è che questi apparecchi espongono il corpo a radiazioni Uva e Uvb molto elevate ed entrambe in grado di danneggiare il Dna delle cellule. L’Oms ricorda infine che nella maggior parte dei paesi non esistono norme precise per l’utilizzo della lampada: è bene, dunque, prestare attenzione alla tintarella artificiale.
fonte:.blogspot.com
I capelli sono le estremità pilifere che crescono sulla cute del cranio umano.
Il capello ha una velocità di crescita di circa 0,3 mm al giorno (1 cm al mese): questo valore può però mutare notevolmente da una persona all'altra. Il capello è soggetto a un ciclo di crescita della durata di 2-6 anni (ma sono documentati cicli di oltre 10 anni). Alla fine di ciascun ciclo il capello cade e viene sostituito. Il ciclo del capello è costitutito dalla successione delle fasi anagen, catagen, telogen. Anche la lunghezza dei capelli è molto variabile e raramente raggiunge il metro (ma ci sono persone con capelli ancora più lunghi). I capelli (come le unghie) sono le uniche parti del corpo che crescono per sempre.
Il numero dei capelli è in relazione al loro colore: i biondi sono mediamente 150.000, i castani 110.000, i neri 100.000 e i rossi 90.000.
Con biondi si intendono i capelli il cui colore tende al giallo (con varie possibili sfumature e gradazioni: dal giallo paglierino al giallo oro carico). Tipici delle popolazioni nordiche, generalmente i capelli biondi sono più sottili degli altri capelli. Le persone di sesso maschile che hanno i capelli biondi sono più facilmente soggette a calvizie rispetto agli altri.
(Si ringrazia Wikipedia)
Il cuoio capelluto, collocato sulla scatola cranica, ne completa la funzione di protezione dell'encefalo (cervello) e i capelli che lo ricoprono contribuiscono alla termoregolazione filtrando i raggi del sole.
È costituito da tre strati:
1. cute;
2. sottocutaneo;
3. muscolo epicranico con la sua aponeurosi o galea capitis.
Nel contesto del cuoio capelluto sono presenti molte ghiandole sebacee e sudoripare.
Le malattie più frequenti del cuoio capelluto sono rappresentate da dermatite seborroica, forfora, tumori benigni e tumori maligni, verruche, micosi, psoriasi.
Una delle alterazioni più frequenti del cuoio capelluto è la calvizie comune (calvizie androgenetica) che affligge in italia circa 9 milioni di uomini e un numero sempre crescente di donne. La terapia della calvizie androgenetica può essere sia medica che chirurgica (trapianto di capelli).
Spesso la rassegnazione, e talvolta lo scetticismo, fanno degenerare un problema, come quello della caduta dei capelli, che se affrontato in tempo può essere invece controllato. Importante è quindi individuare la giusta direzione verso la quale dirigere i propri sforzi.
La pitiriasi (forfora) è, per esempio, un segnale di alterazione nel ricambio delle cellule dell'epidermide, l'eccesso di sebo indica invece l'ipertrofia delle ghiandole sebacee che determina, depositandosi sul cuoio capelluto, oltre al poco gradevole aspetto dei capelli, un vero e proprio "soffocamento" dei bulbi. L'inquinamento atmosferico, l'alimentazione scorretta e lo stress sono alcune tra le cause più comuni di indebolimento generalizzato di tutta la capigliatura. La concomitanza di questi fattori favorisce poi la caduta dei capelli.
Il segreto, quindi, è questo: davanti ai primi segnali di alterazione meglio non perdere tempo.
Sempre più spesso anche le donne hanno problemi di capelli e, seppur ne soffrano in misura minore rispetto agli uomini, il gentil sesso risente di risvolti psicologici preoccupanti. Questo perché i capelli sono simbolo di bellezza: la donna che li perde teme di veder minata la sua femminilità.
Si dividono in:
- transitorie;
- definitive;
- pseudoalopecie;
- da cause psichiche a loro volta distinguibili in
- da cause fisiche a loro volta distinguibili in
- da cause infettive generali o locali a loro volta distinguibili in
- da cause ormonali a loro volta distinguibili in
- da cause farmacologiche (alopecia iatrogena);
- da carenze di proteine, ferro, zinco, vitamine, magnesio;
- da malattie autoimmuni quali
- da cause chimiche come
- altre cause come per esempio
Ma quali sono le cause che fanno cadere i capelli all'altra metà del cielo? Il fattore ereditario interessa poco il sesso femminile e quello da squilibrio di ormoni androgeni interessa solo una percentuale abbastanza ridotta di donne in menopausa. Inoltre gli ormoni femminili (estrogeni) contrastano l'azione degli androgeni, con conseguenti minori ripercussioni a livello del follicolo pilifero. A titolo di consolazione si può affermare che in linea di massima la caduta dei capelli nelle donne sia di carattere transitorio, sempre che si intervenga tempestivamente stimolando la produzione di capelli laddove i follicoli siano ancora recuperabili e, fatta eccezione per le anomalie di esclusiva competenza medica, è possibile migliorare l'habitat del cuoio capelluto con trattamenti specifici che contrastino i fattori negativi quali eccessiva produzione di sebo, forfora ed ricambio lento. I capelli vanno trattati con tutto il rispetto che dedichiamo a qualsiasi altra parte del nostro corpo: soffrono quando ci curiamo poco di loro, quando li stressiamo con permanenti, tinture o colpi di sole, quando stiamo male, non ci nutriamo correttamente o siamo stressati ed ansiosi. Sfortunatamente molte donne sottovalutano i campanelli d’allarme che i nostri capelli ci lanciano e tendono ad arginare i problemi con interventi che spesso peggiorano il delicato equilibrio del cuoio capelluto. Bisogna quindi procedere con attenzione alle prime avvisaglie di caduta, tenendo presente che in casi di persistente prurito, di indolenzimenti del cuoio capelluto, di capelli grassi o con forfora è opportuno richiedere un esame tricologico. Sottoporre ad un check-up i propri capelli non richiede molto tempo (l'esame dura circa un'ora) epuò permettere a molte donne di mantenere i propri capelli sani e belli.
Classificazione della alopecia androgenetica femminile secondo Ludwig
Nella donna l'alopecia androgenetica è meno frequente rispetto al maschio, ma sembra che negli ultimi decenni vi sia stato un aumento netto di incidenza.
Clinicamente, l'alopecia androgenetica femminile si manifesta spesso, secondo quanto descritto da Ludwig (1977), in tre stadi nei quali progressivamente l'area del vertice e in minor misura quella delle zone parietali si diradano, nonostante persista sempre una banda frontale di capelli in una zona dove questi sono presumibilmente solo testosterone sensibili, (2-3 cm nello stadio I, 1 cm negli stadi II e III).
Nello stadio I, l'area diradata presenta un asse maggiore antero-posteriore e negli stadi II e III si allarga via via anche in senso latero-laterale. Anche nello stadio III, tuttavia, a differenza di ciò che accade nel maschio, l'area non è mai completamente calva e persistono capelli "normali" insieme ai miniaturizzati.
Nella donna l'alopecia androgenetica non si manifesta generalmente prima dei 30-40 anni di età e il diradamento prosegue lentamente fino alle età più avanzate. Bisogna anche tenere ben presente che, nella clinica, casi di calvizie maschile si presentano con aspetto "femminile" e che, anche se più raramente, può accadere il contrario; sono inoltre frequenti episodi di alopecia androgenetica la cui evoluzione non può essere classificata né secondo Hamilton, né secondo Norwood e nemmeno secondo Ludwig.
Bibliografia
Farthing M.J., Mattei A.M., Edwards C.R.: "Relationschip between plasma testosterone and dihydrotestosterone concentrations and male facial hair growth" Br J Dermatol 1982; 107; 559.
Hamilton J.: "Male hormone stimulation is a prerequisite and an incitant in common baldness" American J of Anatomy 1942; 71:451.
Halprin K.M., Ohkawara A.: "Glucose and glicogen metabolismin the human epidermis" J Invest Derm 1966; 46; 43.
Kossard S.: "Postmenopausal frontal fibrosing alopecia: Scarring alopecia in a pattern distribution" Arch Dermatol 1994; 130; 770-774.
Sauk J.J., Wite J.G., Witkop C.J.: "Influence of prostaglandins E1, E2, and arachidonate on melanosomes in melanocites and keratinocites of anagen hair bulbs in vitro" J Invest Dermatol 1975; 64:332.
Schweikert H.U.: "Aromatization of androstenedione" J Clin Endocr Metab 1975; 3: 411 - 417.
Schweikert H.U., Wilson J.D.: "Regulation of human hair growth by steroid hormones: I. testosterone metabolism in isolated hairs" J Clin Endocrinol Metab 1974; 38:811.
Schweikert H.U., Wilson J.D.: "Regulation of human hair growth by steroid hormones: II. testosterone metabolism in isolated hairs" J Clin Endocrinol Metab1974; 39:1012.
Villena A, Alcaraz M.V., Perez De Vargas I.: "DNA determination of human hair bulbs in normal and androgenetic alopecia" J Cutaneous Pathol 1994; 21/4: 339 - 342.
Wilson J.D., Walker J.D.: "The conversion of testosterone to 5 alfa androstan 17 beta-ol-3-one (dihydrotestosterone) by skin slice of man" J Clin Invest1969; 48:371.
Secondo la classificazione originale di Hamilton (1951) si distinguono 5 stadi:
Norwood ha, successivamente (1975), modificato gli stadi di Hamilton, proponendo una "scala" di 7 gradi, alcuni dei quali ulteriormente frazionati in modo da ottenere in tutto 12 possibilità:
I: corrisponde al soggetto normale;
II: corrisponde all'1 di Hamilton con solo arretramento fronto-temporale;
IIa: come il 2 con associato arretramento della linea frontale;
III: corrisponde sempre all'1 di Hamilton ma con arretramento fronto-temporale più accentuato;
IIIa: come il 3 con associato arretramento della linea frontale;
III vertex: al 3 o al 3a si associa diradamento della zona del vertice (corrisponde più o meno al 2 di Hamilton);
IV: rimane una larga striscia di capelli superstiti fra le zone alopeciche anteriore e posteriore (cioè uno stadio 3 di Hamilton poco accentuato);
IVa: notevole arretramento della linea di attaccatura anteriore che arriva grosso modo alla linea virtuale che congiunge la sommità delle due orecchie. La presenza di diradamento del vertice non è obbligatoria ma in ogni caso è assente la striscia di capelli superstiti;
V: come il 4 più accentuato (corrisponde al 3 di Hamilton);
Va: come il 4a più accentuato (corrisponde al 4 di Hamilton poco accentuato);
VI: corrisponde al 4 di Hamilton;
VII: corrisponde al 5 di Hamilton.
In pratica con questa scala che viene comunemente usata si può iniziare a parlare di vera calvizie solo dallo stadio 3 vertex, in quanto gli stadi precedenti, peraltro presenti in molti uomini, non necessariamente progrediscono con il passare del tempo e preferiamo parlare di "alopecia fronto-parietale maschile fisiologica".
Nel maschio la calvizie a evoluzione rapida (che può cioè portare allo stadio VI-VII) si manifesta in genere, come già detto, verso i 17-18 anni e si concretizza verso i 19-20 (il ragazzo tende ad incolpare di questo il servizio militare, il basco, il casco da motocicletta...); nei casi tipici e gravi già a 22-23 anni si raggiungono gli stadi V - VII di Norwood.
Esiste tuttavia una forma di calvizie a evoluzione lenta che si manifesta verso i 27-35 anni in soggetti che già presentano uno stadio II o IIa e progredisce lentamente per decenni senza superare in genere lo stadio III vertex (nel 10-15% dei casi si arriva al IV o al V, sempre secondo la scala di Norwood).
Bibliografia
Farthing M.J., Mattei A.M., Edwards C.R.: "Relationschip between plasma testosterone and dihydrotestosterone concentrations and male facial hair growth" Br J Dermatol 1982; 107:559.
Hamilton J.: "Male hormone stimulation is a prerequisite and an incitant in common baldness" American J of Anatomy 1942; 71:451.
Halprin K.M., Ohkawara A.: "Glucose and glicogen metabolismin the human epidermis" J Invest Derm 1966; 46:43.
Kossard S.: "Postmenopausal frontal fibrosing alopecia: Scarring alopecia in a pattern distribution" Arch Dermatol 1994; 130: 770 - 774.
Sauk J.J., Wite J.G., Witkop C.J.: "Influence of prostaglandins E1, E2, and arachidonate on melanosomes in melanocites and keratinocites of anagen hair bulbs in vitro" J Invest Dermatol 1975; 64: 332.
Schweikert H.U.: "Aromatization of androstenedione" J Clin Endocr Metab 1975; 3: 411 - 417.
Schweikert H.U., Wilson J.D.: "Regulation of human hair growth by steroid hormones: I. testosterone metabolism in isolated hairs" J Clin Endocrinol Metab 1974; 38: 811.
Schweikert H.U., Wilson J.D.: "Regulation of human hair growth by steroid hormones: II. testosterone metabolism in isolated hairs" J Clin Endocrinol Metab1974; 39: 1012.
Villena A, Alcaraz M.V., Perez De Vargas I.: "DNA determination of human hair bulbs in normal and androgenetic alopecia" J Cutaneous Pathol 1994; 21/4: 339 - 342.
Wilson J.D., Walker J.D.: "The conversion of testosterone to 5 alfa androstan 17 beta-ol-3-one (dihydrotestosterone) by skin slice of man" J Clin Invest1969; 48: 371.
Una classificazione che sia al contempo pratica e soddisfacente degli effluvi e dei defluvi non è mai stata proposta. Questo, forse, perché solo oggi la tricologia inizia a essere accettata e riconosciuta come una seria materia di studio e quindi a trovare dignità agli occhi del medico dermatologo.
La tricologia, nonostante vi siano stati in passato dei grandi maestri anche in Italia, è materia nuova per il dermatologo, non è stata ancora codificata né tanto meno scolarizzata ed il termine stesso tricologia, che appare sul dizionario della lingua italiana Zingarelli Zanichelli solo dall'edizione del 1997, non è ancora presente in alcun dizionario medico.
Fino a oggi le alopecie sono state classificate secondo istologia (come cicatriziali e non cicatriziali), prognosi (reversibili e definitive), anatomia del capello che cade (in telogen ed in anagen) e molti altri criteri, tutti comunque largamente insoddisfacenti, specie su piano pratico.
In questa sede si propone una classificazione pratica che si basa sul più semplice e "spontaneo" esame dei capelli, il pull test, e che si potrebbe definire come "clinico-ambulatoriale".
In presenza di una caduta di capelli l'esame obiettivo dermatologico e il banale pull test permettono un semplice inquadramento classificativo del paziente che il più delle volte porta ad una diagnosi di massima.
Solo dopo una diagnosi, e anche questa pare assurdo dover ricordare, sarà possibile una terapia causale.
Vale anche la pena di menzionare che i termini "effluvio" e "defluvio" sono stati ormai definiti da Kligman (1961) e dalla letteratura internazionale.
Effluvio
La caduta di alcune centinaia, talvolta migliaia, di capelli al giorno, tutti nella stessa fase (telogen o anagen) o sottofase, definisce il fenomeno dell'effluvio; si tratta di un evento tanto comune quanto impressionante ma generalmente benigno, autolimitato e reversibile. Non si verifica mai atrofia dell'annesso pilifero né della cute.
Defluvio
Una caduta di capelli in telogen (più frequente) o in anagen (più rara), per lo più di intensità modesta e continua ma generalmente irreversibile, caratterizza il fenomeno del defluvio.
I capelli, se cadono in telogen (defluvio in telogen), presentano le caratteristiche tipiche dell'involuzione verso il pelo vellus. Se cadono in anagen (defluvio in anagen) è l'annesso pilifero con l'epidermide a dirigersi rapidamente verso l'atrofia e la cute prende, istologicamente, l'aspetto tipico della alopecia cicatriziale.
Il pull test è un grossolano e semplice esame semeiologico ambulatoriale che si effettua lasciando scorrere le dita fra i capelli e tirandoli dolcemente: i capelli si staccheranno dai follicoli in numero estremamente variabile. Ne deriveranno immediatamente alcune considerazioni diagnostiche:
La caduta dei capelli costituisce per il paziente l'unico sintomo di calvizie incipiente ma, paradossalmente, tanto più questa risulti vistosa quanto meno coincide, nella maggior parte dei casi, con un reale pericolo di calvizie. L'effluvio è impressionante e comunissimo e la sua benignità rende ragione della apparente "efficacia" di tante "cure" irrazionali.
Osservando poi i bulbi è facile distinguere, anche ad occhio nudo, un effluvio in telogen da un effluvio in anagen.
a) Nell'effluvio in telogen, che può essere caratterizzato dalla caduta in telogen di centinaia ed anche migliaia di capelli al giorno, si potrà osservare che i capelli caduti sono esclusivamente elementi in telogen senza segni di involuzione.
L'anamnesi permetterà di distinguere facilmente un effluvio in telogen acuto da un effluvio in telogen cronico. L'effluvio in telogen acuto è un'onda di muta dovuta a un evento "stressante" (generico) che colpisce anche tutti gli anagen 6°.
L'effluvio in telogen cronico (di durata superiore ai 3 mesi) sarà invece dovuto ad un evento "perturbante" ad andamento lungo o cronico, anche misconosciuto, che altera il normale ciclo del pelo.
b) Se i capelli si staccano con bulbi piccoli anageni, visivamente distrofici siamo certamente di fronte ad un effluvio in anagen: quasi sempre una alopecia areata, talvolta all'esito immediato di una terapia citostatica, un intossicazione acuta etc; ma l'anamnesi sarà facilmente dirimente.
2. Se i capelli che si staccano alla trazione con i loro bulbi conservati sono in numero modesto, ma il paziente presenta una chiara ipotrichia o una alopecia, siamo quasi certamente in presenza di un defluvio: si tratta cioè di una caduta di capelli per lo più modesta ma assai più grave per la progressiva ed irreversibile involuzione dell'annesso cutaneo verso il pelo vellus o della cute stessa verso uno stato cicatriziale.
a) Se si osserva, fra i capelli staccati, la presenza di telogen miniaturizzati (ovvero dispalasici: Orfanos C.E.; ovvero animalizzati: Rebora A.; ovvero prematuri: Marliani A.) potremo avanzare diagnosi di defluvio in telogen di tipo maschile (sinonimo di defluvio androgenetico).
b) Se i capelli che si staccano sono anagen che portano con sé la guaina epiteliale interna, indice inequivocabile di un danno a livello del clivaggio fra le guaine, porremo diagnosi di defluvio in anagen: LED, lichen, pseudo area etc.
3) Se i capelli si staccano senza bulbi sono chiaramente capelli che si fratturano per malformazioni o parassitosi o per maltrattamenti fisici e/o chimici.
Bibliografia essenziale
Bekhor P.S.: "Common hair disorders" Australian Family Physician 1986; 7: 868.
Bertamino R.: "Alopecie" in F. Serri et al (Eds) "Trattato di Dermatologia" Piccin, Padova 1987, cap 75.
Hordinsky M.K.: "General evaluatin of patient with alopecia" Dermatol Cl 1987; 3: 483.
Jeanmougin M.: "Patologia dei capelli e del cuoio capelluto" Edizione Italiana CE.D.RI.M. Milano, 1991, 14 - 17.
Kligman A.M.: "Pathologic dynamics of human hair loss, I. Telogen effluvium" Arch Dermatol 1961; 83: 175 -198.
Marliani A.: "I grandi effluvi" in Marliani A. et al (Eds):"I Capelli" Etruria Medica, Firenze, 1989: 70-72.
Marliani A.:"Classificazione clinico diagnostica degli effluvi e dei defluvi" Atti IV Congresso Nazionale AIDA, Portoferraio, 6 - 7 settembre 1995.
Orfanos C.E.: "Alopecia androgenetics" in Orfanos C.E. (Ed): "Haar and Haarkrankheiten" 1979, 573-604.
Rebora A.: "Alopecia areata incognita" A hypothesis" Dermatologica 1987; 174: 214- 218.
Rebora A.: "Considerazioni di fisiopatologia pilare" G It Derm e Vener 1988; 4: 139.
Stroud J.D.: "Diagnosis and management of the hair loss patient" Cutis 1987; 40: 272.
1) Manipolate il capello il meno possibile:
Ogni manipolazione del capello produce un danno della cuticola conosciuta all'industria cosmetica col termine di "weathering", in pratica la somma degli insulti di natura chimica e fisica che si possono ridurre evitando la manipolazione.
2) Scegliete un pettine a denti larghi possibilmente di teflon per ridurre la frizione coi capelli:
La frizione provocata dal pettine è massima quando i capelli sono attorcigliati; è anche vero che spesso il pettine viene usato per riassettare i capelli attorcigliati e per questo è bene proteggere i capelli (mediante opportune sostanze) dalle condizioni (come per esempio il vento) che possono determinare una situazione del genere.
3) Scegliete con cura la spazzola per i capelli:
La spazzola ideale deve avere denti con punte arrotondate ed essere in materiale plastico; deve inoltre presentare degli spazi aperti per impedire il riscaldamento dovuto all'attrito. Se lo sfregamento della spazzola sul palmo della mano provoca fastidio, non ne è raccomandabile l'utilizzo sui capelli.
4) Non pettinate i capelli umidi:
Il capello si rompe molto più facilmente quando è umido. Per questo è meglio modellare il capello con le dita e aspettare che i capelli siano quasi completamente asciuttio prima di pettinarli o spazzolarli.
5) Lasciate asciugare il capello all'aria senza applicare sostanze calde:
Molte persone per accelerare l'evaporazione dell'acqua desiderano l'applicazione di calore sul capello. Allo stesso modo vengono utilizzati dei "roller" caldi per acconciare il,capello. È bene considerare che qualsiasi tipo di calore applicato sul capello può danneggiarlo in maniera permanente: la perdita dell'acqua contenuta all'interno del capello, infatti, crea i "bubble hair", cioè i capelli spezzati senza bulbo. Per evitare questi inconvenienti è opportuno che l'esposizione del capello al calore sia graduale e che i "rollers" vengano prima raffreddati con un panno umido.
6) Evitate di grattare i capelli e il cuoio capelluto:
Molti pazienti con la dermatite seborroica presentano un alta percentuale di capelli spezzati. Questo è dovuto al fatto che lo sfregamento del cuoio capelluto e quindi del capello danneggia la cuticola. Pertanto, la cura contro il prurito sarà la medesima in rimedio alla dermatite seborroica.
7) Selezionate uno shampoo contenente sostanze curative per il capello:
Ciò che si chiede ormai allo shampoo non è più solo detersione, ma l'apporto alla cuticola di sostanze quali per esempio il silicone o il dimeticone in grado di prevenire la formazione di capelli spezzati.
8) Dopo ogni shampoo applicate un condizionante:
Il balsamo applicato dopo ciascuno shampoo ha un'importante funzione di protezione nei confronti del calore, della frizione meccanica, delle radiazioni solari, elementi che come abbiamo visto sono responsabili dei principali danni alla cuticola del pelo.
9) Applicate un condizionante profondo una volta la settimana:
Questi si usano nei soggetti che sono sottoposti a tinture, permanenti, schiarenti, fattori potenzialmente dannosi per il capello. A differenza dei precedenti vengono lasciati in posa per circa 20-30 minuti. Possono essere costituiti da oli oppure da proteine (siliconi, ammonio quatrenario ma anche collageno); tali composti hanno la capacità di rafforzare la struttura del capello.
10)Tagliate i capelli danneggiati:
Il danno provocato al capello non può essere rimosso. Tuttavia,tagliare il capello in vicinanza dellla base rimuove la parte danneggiata e lascia spazio a un capello nuovo che se opportunamente trattato sarà più gradevole dal punto di vista cosmetico.
La cute (o pelle) è un organo degli animali vertebrati composto da uno strato relativamente spesso di tessuto che protegge i muscoli e gli organi sottostanti.
La pelle, nelle creature regolarmente esposte ai raggi del Sole, ha una pigmentazione. La pigmentazione può essere molto diversa nei vari gruppi umani. Per quanto possa sembrare assurdo, queste variazioni nel colore della pelle sono una delle ragioni invocate da chi propugna il razzismo.
La pelle dei Mammiferi è spesso ricoperta di peli, e se questi sono particolarmente abbondanti vengono definiti "pelliccia". Il principale scopo dei peli è di migliorare l'isolamento termico della pelle. In alcuni animali la pelle è molto spessa e resistente, e sottoposta ad opportune lavorazioni viene trasformata in cuoio.
La pelle, se danneggiata, tende a guarire formando una cicatrice, spesso con perdita di pigmentazione. La pelle è conosciuta anche come "l'organo più grande del corpo umano", e infatti la sua superficie è di circa 2 metri quadri.
La branca della medicina che studia la pelle si chiama dermatologia.
Nel derma,la parte più interna della pelle,sono contenuti:le ghiandole sebacee,che contengono il sebo,un grasso che protegge la pelle;i vasi sanguigni;i bulbi piliferi e i peli,che si drizzano col freddo
L'attività fisiologica del capello prevede la nascita, un lungo periodo di crescita e, infine, la morte.
In condizioni di normalità della matrice produttiva dei capelli, poco dopo la caduta di un capello se ne produce un altro che ricalca le orme del predecessore: questo andamento ciclico può verificarsi per tutta la vita dell'individuo.
È perciò normale rinvenire capelli sul pettine e nel lavandino dopo il lavaggio. Non è normale, invece, che in seguito alla caduta del capello non ne ricresca un altro o ne ricresca uno di calibro e qualità minore.
Nel corso del suo ciclo di vita un capello attraversa tre fasi:
a) anagen: la matrice produce le cellule che costituiscono il capello permettendogli di risalire lungo le pareti del follicolo. Questa fase dura da tre a cinque anni, ma nelle donne spesso fino a sette, e questo spiega perché alcune donne possono avere capelli molto lunghi (un centimetro al mese per sette anni significano più di ottanta centimetri!). Una capigliatura sana è costituita per l'82-90% dei casi da capelli in questa fase;
b) catagen: in seguito aa un segnale ormonale o chimico (la questione è ancor oggi dibattuta) il follicolo entra in una fase di "riposo" in cui le cellule non si riproducono più. Il capello rimane nel cuoio capelluto, ma non cade né cresce. Questa fase dura un paio di settimane. Circa l'1% dei capelli è in questa fase;
c) telogen: si interrompe ogni attività produttiva e il capello è trattenuto unicamente dalle pareti del follicolo. Dall'ingresso in fase telogen alla caduta vera e propria potrebbero passare anche 4 mesi. In fase telogen si trova sempre almeno il 10-18% dei capelli presenti sul cuoio capelluto sano.
Dopo circa 3 mesi, se non sono intervenuti fatti nocivi a carico della matrice, nasce il nuovo capello.
Il periodo in cui il capello è nato ma non è ancora emerso dal cuoio capelluto si definisce fase metanagen mentre, dalla sua comparsa al di fuori della cute, diventa anagen.
Quando i capelli di una chioma sono nell'82-90% in fase anagen e nel 10-18% in quelle catagen e telogen, tutti i capelli vengono sostituiti e non si manifestano diradamenti.
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Proteine e capelliFra i vari aminoacidi alcuni risultano particolarmente utili alla formazione delle cheratine dure dei peli e delle unghie: la cistina, la metionina, l'istidina, la glicina, la fenilalanina, la tirosina e gli altri aminoacidi della gelatina di collagene.
La cistina
È l'aminoacido a più alto peso molecolare (240,23) e si caratterizza per il contenuto in zolfo (27%) superiore a tutti gli altri aminoacidi solforati. La cistina presenta un legame S-S molto stabile che, utilizzato nella struttura delle cheratine, conferisce a queste tenuta e resistenza.
La cistina - presente in quantità nello strato esterno della cuticola del pelo - è ovviamente indispensabile per il processo di cheratinizzazione. Si è dimostrato sperimentalmente nell'animale che un’alimentazione priva o povera di cistina determina un netto calo nella produzione di tessuto pilare. Esami istologici cutanei praticati ad animali a dieta cistinopriva hanno evidenziato una prevalenza di follicoli in catagen circondati da un infiltrato linfocitario.
Per quanto riguarda la pigmentazione del pelo, è stato osservato che la cistina facilita la sintesi di eumelanine; risultano rilevanti i rapporti fra cistina e vitamina B6 perché in caso di carenza della vitamina il tasso di cistina in circolo diminuisce. Il grado di cheratinizzazione aumenta e si perfeziona all’incrementarsi del tasso di cistina nei tessuti e in corrispondenza del calo del contenuto in cisteina. Salendo dagli strati profondi della cute e del follicolo pilifero, l'ossidazione dei gruppi -SH liberi della cisteina dà luogo ai ponti disolfurici -S-S della cistina, necessari per la stabilità e la resistenza delle cheratine.
Non esiste un definito fabbisogno giornaliero di cistina nell'uomo, ma viene proposto in terapia per le affezioni della cheratinizzazione alla dose di 1-1,5 gr. al giorno. La cistina è abbondante nelle uova e nel latte vaccino.
Istidina, glicina, fenilalanina, tirosina
Si tratta di aminoacidi contenuti nella gelatina di collagene che, somministrata per via orale, ha dimostrato di favorire il turnover del collagene umano e, associata alla cistina, di migliorare il processo di cheratinizzazione e contribuire all’aumento del contenuto di zolfo nel pelo per incremento della disponibilità dei precursori. Ricordiamo che la gelatina di collagene non contiene, quasi, cistina.
Contenuto medio di aminoacidi della gelatina di collagene (in %):
Glicina 25,5 - Cistina 0,1;
Alanina 8,7 - Tirosina 0,5;
Leucina 3,2 - Arginina 8,1;
Isoleucina 1,4 - Idrossiprolina 14,1;
Treonina 1,9 - Serina 0,4;
Acido glutammico 11,4 - Metionina 1,0;
Istidina 0,8 - Fenilalanina 2,2;
Prolina 18,4 - Acido aspartico 6,6;
Valina 2,5 - Lisina 4,1.
L'istidina si trova abbondante nella carne di maiale, nel glutine e in alcune farine. Essa viene attivamente incorporata nella cheratina a livello dello stato granuloso.
La glicina è forse il più importante degli aminoacidi del collagene per il trofismo del capello. L'effetto, talvolta sorprendente, riscontrato sulla cheratinogenesi per somministrazione di gelatina sembra possa essere in gran parte attribuito all'azione della glicina, che è anche l'aminoacido quantitativamente più importante del collagene. È contenuta in abbondanza anche nel latte.
La fenilalanina e la tirosina rivestono una grande importanza per la produzione di melanina e quindi per la pigmentazione del capello; alla loro carenza è in gran parte attribuibile la depigmentazione dei capelli che ritroviamo nel marasma. Fenilalanina e tirosina sono abbondanti nelle farine e nel glutine.
La metionina
Si tratta di un altro aminoacido solforato proposto in terapia per le affezioni della cheratinizzazione. Appare di efficacia inferiore alla cistina e ormai sembra di poter affermare che è utile solo perché può essere facilmente convertita in cistina in presenza di vit.B12 e/o acido folico.
Cistina e metionina (e in minor misura anche gli altri aminoacidi solforati: cisteina, taurina, acido cisteico, cistationina) hanno anche un non trascurabile effetto antiossidante, sono cioè in grado di neutralizzare i radicali liberi (H202, 0+, H-) prima che questi possano reagire con le molecole biologiche; in tal senso si sono dimostrate utili in qualità di agenti protettivi da radiazioni ionizzanti e in grado di impedire una alopecia da radiazioni, oltre che nella prevenzione dell'alopecia provocata da intossicazione da tallio.
E' dimostrato, una corretta alimentazione contribuisce alla salute dei capelli e del cuoio capelluto.
Un corretto equilibrio tra proteine, vitamine e minerali aiuta a mantenerli sani.
Un 'lungo' capitolo sui principi 'qualitativi' nutrizionali può, a prima vista, sembrare difficile, eccessivo o addirittura inutile in questo manuale di tricologia e la tentazione di saltarlo a piè pari sarà certamente forte.
Voglio però far rilevare come una dieta inappropriata e come stati carenziali, specie qualitativi, possono provocare un effluvio e contribuire ad aggravare un defluvio già in atto, talvolta in modo irreparabile.
Poiché oggi il laboratorio ci permette di indagare sullo stato nutrizionale e di rilevare, con relativa facilità, almeno le carenze nutrizionali più grossolane e poiché queste possono quasi sempre essere corrette, le conoscenze di base su 'nutrienti e capelli' diventano indispensabili per chi voglia davvero fare della tricologia una scienza.
Ormai da decenni è dimostrato ciò che da sempre si era intuito, cioè che esiste un diretto rapporto fra stato nutrizionale e sintesi delle cheratine dure dei peli e delle unghie.
Già secondo Rook: 'diete troppo rigide e mal equilibrate hanno contribuito all'aumento delle alopecie e delle ipotrichie riscontrato negli ultimi anni, specie nelle donne'.
CONSEGUENZE DI UNA CARENZA PROTEICA
Bradfield ha dimostrato, su volontari sani sottoposti a dieta aproteica, che il diametro del bulbo dei capelli si riduce notevolmente dopo soli 11 giorni con marcata riduzione del pigmento melanico verso il 14° giorno, seguita da atrofia prima e poi perdita delle guaine del pelo interna ed esterna.
E' importante notare che le alterazioni del bulbo e poi dello stelo del capello si verificano quando ancora non sono evidenti segni ematici di carenza, quasi che l'organismo, finalisticamente, risparmiasse le proteine per le funzioni essenziali togliendole a tutte quelle sintesi di cui può fare a meno.
Dopo dieta aproteica una modesta trazione sul capello provoca la rottura intrafollicolare del fusto del capello, il quale dimostra così una netta riduzione della sua resistenza alla trazione e della sua tipica elasticità.
In tutti i casi, aggiungendo proteine alla dieta, le alterazioni si dimostrano rapidamente reversibili.
Distinguiamo una carenza proteica acuta ed una carenza proteica cronica.
Carenza proteica acuta
Nella carenza proteica acuta (Kwashiorkor) la percentuale dei capelli in anagen scende al 26-3O%. All'esame microscopico i capelli mostrano severi segni di atrofia evidenziabili dalla riduzione del diametro dei bulbi, uguale ad 1/3 del normale (circa 25 micron invece di 80) con presenza di una tipica 'strozzatura centrale' a clessidra, dalla perdita della guaina interna ed esterna, dalla marcata riduzione del pigmento.
Inoltre la quantità di tessuto pilare prodotta giornalmente risulta ridotta a circa 1/10 e la velocità di crescita in lunghezza ad 1/4. del normale
Carenza proteica cronica
Nella carenza proteica cronica (marasma) l'organismo tenta di adattarsi alla situazione di malnutrizione conservando le proteine per le funzioni essenziali alla sopravvivenza e le alterazioni sul capello sono ancora più drammatiche.
In uno studio di Bradfield in bambini affetti da malnutrizione proteica cronica, viene riferito che solo l'1% dei capelli era in anagen e mancavano tutti delle guaine esterna ed interna. Il colore era nettamente alterato, rossiccio. Il diametro ridotto a meno di 30 micron. La velocità di crescita risultava di 1/10 di centimetro al mese e la sua discontinuità dava al capello un aspetto a tipo pseudo moniletrix. La resistenza dei bulbi alla trazione era, ovviamente, estremamente scarsa e gli steli si rompevano con grande facilità. L'aspetto generale dei fusti era quindi quello che si riscontra anche nella aplasia moniliforme, nei capelli fusiformi o nella tricorressi nodosa ma il loro diametro era assai minore di quanto lo è in queste alterazioni.
Altre carenze nutrizionali generiche
Sempre da Bradfield, a dimostrazione che il pelo non ha bisogno solo di aminoacidi, sono stati osservati sperimentalmente mutamenti del pelo in animali tenuti a dieta non ipocalorica ma priva di tutti i fattori nutrienti conosciuti, ad eccezione delle proteine.
In questi animali il ritmo di crescita del pelo era ancora una volta rallentato, la resistenza dei fusti alla rottura era significativamente più bassa anche a parità di diametro, che comunque era quasi sempre ridotto.
Tutte le alterazioni si dimostravano reversibili reintroducendo i principi mancanti nella alimentazione.
Dal punto di vista pratico è importante chiedere al paziente che presenta caduta di capelli, se ha seguito diete particolari, se soffre di disturbi intestinali che possano condizionare un malassorbimento, se fa uso di lassativi, se usa farmaci diretti ad inibire l'assorbimento di sostanze alimentari (clofibrato, destrano, fitati etc.), se ha avuto una perdita di peso nell'ultimo anno o negli ultimi mesi.
Comunque un semplice esame microscopico dei capelli (strappati e/o caduti) potrà evidenziare un ridotto diametro dei fusti, i bulbi facilmente si presenteranno come pseudodistrofici (piccoli e 'strozzati') e potrà esservi una riduzione in spessore o la perdita completa delle guaine nei capelli strappati in anagen.
E' significativo che queste alterazioni morfologiche potranno manifestarsi quando ancora non vi sono variazione significative del rapporto anagen/telogen al comune tricogramma e che tutto questo può essere osservato, nelle forme larvate e 'nostrane', senza alterazione seriche delle proteine ematiche totali né del protidogramma né in presenza di 'decise' carenze seriche minerali o vitamine.
Solo successivamente, se la situazione malnutritiva perdura, si osserverà un aumento netto dei capelli in telogen, con alterazione del rapporto anagen/telogen al tricogramma, e compariranno i segni ematologici tipici della malnutrizione come la diminuzione delle proteine totali, delle albumine, del colesterolo, della sideremia, zinchemia, magnesiemia, calcemia e delle vitamine dosabili.
I nutrizionisti calcolano che un uomo adulto abbisogni di 0,75 gr. di proteine per Kg di peso corporeo al giorno. Questo dato, a mio avviso, pecca per difetto e può essere sicuramente considerato minimale e non ottimale.
Tenendo poi conto che almeno due terzi delle proteine introdotte con gli alimenti sono, comunemente, di origine vegetale, ed hanno quindi un valore biologico inferiore a quelle di origine animale perché prive degli aminoacidi cosiddetti essenziali (aminoacidi cioè che l'organismo non è in grado di sintetizzare ma deve assumere preformati), si può tranquillamente fissare il fabbisogno proteico per l'uomo comune ad almeno un grammo al giorno per Kg di peso corporeo.
Un giovane poi necessita certamente di quantità 'ottimali' ancora maggiori e inversamente proporzionali alla sua età e per dimostrarlo basti pensare a quanto è aumentata la statura media di ogni popolazione (dall'Italia al Giappone) quando la dieta si è arricchita in proteine.
Se il fabbisogno proteico è più elevato nei giovani in crescita lo è anche di più nella gravidanza, nelle malattie febbrili ed aumenta ancora col lavoro muscolare e con l'attività sportiva (per la necessità di riparare i microscopici ma continui danni muscolari).
E' quindi più facile di quanto comunemente si creda incorrere in modesti deficit proteici, senza certo arrivare al Kwashiorkor od al marasma, anche nella vita comune di una società evoluta.
Questi modesti deficit proteici disturberanno ben poco lo stato globale di salute ma potranno sicuramente essere causa di un 'inspiegabile' effluvio, aggravare un defluvio in atto, ridurre la velocità di crescita dei capelli e delle unghie, essere causa o concausa in una onicoclasia ed in una onicodistrofia.
In definitiva voglio fare notare come in Tricologia i 'parametri serici di normalità' di tutti i nutrienti sono assai più ristretti di quanto considerato dalla Medicina Generale.
Dott.Marliani.